Villa Recalcati - Varese
Sede della Provincia e della Prefettura di Varese, Villa Recalcati è una delle più significative testimonianze di architettura suburbana settecentesca italiana, edificata su un'area digradante verso il lago di Varese. Il suo primo nucleo fu eretto in realtà nella seconda metà del Seicento, quale villa di campagna della nobile famiglia milanese Recalcati e a fine secolo doveva già avere notevole importanza, visto che fu scelta nel 1682 per ospitare la favorita del Governatore di Milano, conte di Melgar, in visita al borgo di Casbeno. La notizia è fornita dal cronista locale Giovanni Antonio Adamollo, il quale informa inoltre che l'ultima opera dei due fratelli Grandi, pittori varesini morti nel 1718, fu la "sala in Casbeno del Sig. Marchese Gabrio Recalcato".
La dimora era inizialmente caratterizzata dalla commistione tra la "casa da nobile" e il fabbricato rurale con l'alloggio del custode, ma venne ampliata nel Settecento, secondo una dimensione aulica e celebrativa, assumendo in parte la configurazione attuale. A inizio secolo, Gabrio Recalcati, "attesa la miseria del paese (…) un poco alla volta aveva comprato tutti li ronchi di Casbeno (…) e ne va comprando (…) perché il Sig. Marchese buona parte dell'anno abita qui". Nella seconda metà del secolo - le notizie dei cronisti successivi sono di seconda mano e discordanti tra loro, pertanto non è possibile fissare termini cronologici certi per la trasformazione - il palazzo "fu ricostruito e abbellito e fu fatto il sontuoso stradone con marciapiedi, siepi di carpano e colonnette in vivo che al detto palazzo conduce".
Dopo una serie di passaggi di proprietà, la villa passò dai Recalcati, per eredità, a don Giuseppe Melzi e in seguito, per acquisto, a Giovanni Battista Morosini, finché fu trasformata nel 1874 nel "Grande Albergo Excelsior", che divenne uno dei più importanti e rinomati del nord Italia, frequentato da personalità quali Verdi e D'Annunzio. Varese fu infatti, durante la Belle Epoque, un importante centro turistico, richiamando visitatori elitari, attirati dagli scenari naturali, dalla vicinanza con Milano e dalle riunioni ippiche, che, tra le prime in Italia, si svolgevano presso il "Grande Albergo Excelsior". Le nuove necessità non potevano, naturalmente, non lasciare tracce profonde nel vecchio organismo della villa: la volumetria venne ampiamente alterata e già dal cortile d'onore è visibile il sopralzo di parte dei corpi di fabbrica, portati tutti a raggiungere l'altezza di quello centrale, che fino ad allora svettava isolato.
Il progressivo calo delle presenze turistiche, successivo alla Prima Guerra Mondiale, portò al fallimento dell'albergo nel 1927 e all'acquisto, nel 1931, da parte della neonata Provincia di Varese.
La villa è costituita da un nucleo centrale orientato verso il centro cittadino, che si apre in due ali collegate da un portico a tre archi, vera e propria quinta scenografica barocca. Questa conferisce grande risalto al cortile d'onore, il cui asse ottico si prolunga nel viale antistante, istituendo un colloquio tra la città e l'esterno dell'edificio.
All'aspetto mosso e al profilo dinamico del corpo di ingresso si contrappone la facciata austera, ma grandiosa, rivolta verso il parco, scandita dall'aggetto di porzioni più alte e dal ritmo delle finestre intercalate da lesene, a intervalli diversi. Tale visione risulta parzialmente compromessa dall'aggiunta di una veranda all'epoca della trasformazione in albergo, i cui ampliamenti hanno purtroppo condotto allo smarrimento di numerose simmetrie e assi di lettura.
L'interno è arricchito da numerosi affreschi, chiari e briosi, perlopiù settecenteschi, con un esteso programma che spazia dalle figure allegoriche, alle narrazioni mitologiche, alla storia sacra, opera dei più importanti decoratori varesini dell'epoca, quali Pietro Antonio Magatti e Giovan Battista Ronchelli. Si conservano inoltre diversi camini e le ricche decorazioni a stucco ottocentesche.
Anche il celebre parco vanta un'origine antica e una storia di trasformazioni. Già in un inventario del 1665, infatti, si parlava di un giardino su due livelli, mentre nel 1711 un altro documento descrive la villa come una "Casa grande in Terreno di Casbeno con Corte, Giardino et Torchio". Negli anni successivi è documentata la realizzazione del viale di accesso alla proprietà, voluto da Gabrio, mentre i nipoti Paolo e Carlo Maria, tra il 1737 il e 1768 circa, lo ampliarono e abbellirono, sistemando inoltre le diverse aree del giardino: una zona fu deputata alla coltivazione di agrumi - scelta tradizionale in molte dimore di campagna lombarde - mentre un'altra fu allestita "alla francese", secondo schemi geometrici e giochi di simmetrie, imperniati su un parterre suddiviso da vialetti e siepi in bosso, le cui prospettive convergevano verso una fontana centrale, che coincide forse con quella ancora oggi esistente. Un'altra area era "disposta ad ortaggio"; sfruttando, infine, un terrapieno, venne realizzata la "grotta" che sarà molto apprezzata in epoca romantica. Anche in questo caso si trattava di una scelta ricorrente nelle "ville di delizia", presente anche a Villa Cicogna-Mozzoni a Bisuschio, o a Palazzo Borromeo sull'Isola Bella.
Il periodo di proprietà di Giovanni Morosini (1829-1872) introdusse nel parco un solo elemento di significativa novità: vi fu infatti collocato, in un'urna, il cuore di Taddeusz Kosciuszko. L'eroe del Risorgimento polacco, morto nel 1817, lo aveva lasciato in eredità alla moglie di Morosini, Emilia Zeltner (allora poco più che bambina), il cui padre aveva dato asilo a Kosciuszko durante l'esilio. La Zeltner, di ideali democratici, avrebbe sempre portato con sé l'urna e trasformato villa Recalcati nel fulcro del movimento patriottico varesino.
Un radicale progetto di risistemazione coinvolse invece il parco al momento della trasformazione in albergo, tra il 1872 e il 1874. Ne fu autore Enrico Combi, allievo e principale collaboratore di Giuseppe Balzaretto e assai apprezzato dall'aristocrazia milanese. L'architetto rimodellò il giardino in forme romantiche, affiancando al parterre di origine settecentesca aree "paesaggistiche", secondo la moda inglese. Il parterre, collegato alla terrazza dell'albergo da una scalinata in pietra, fu infatti mantenuto, benché ne vennero modificati l'estensione e l'orientamento, a causa della demolizione del rustico in cui era collocato il torchio menzionato nel 1711. Alla sua destra fu realizzato il carpineto - suggestiva galleria verde presente in molti parchi storici - mentre il resto della superficie a disposizione, ulteriormente ingrandita, divenne parco romantico. Vi furono messe a dimora piante "meravigliose e rare", per offrire all'elitaria clientela un'adeguata dimensione lussuosa, con scenari botanici che spaziavano dall'esotismo delle palme, a conifere provenienti dalla California, ma anche dalle lande artiche, accanto a fiori del lontano oriente e a rose e melograni del Mediterraneo. Alle grotte settecentesche furono aggiunti elementi a rocaille e un ninfeo, ideati per creare un'ambientazione suggestiva intorno all'urna con il cuore di Kosciuszko, al fine di suscitare introspezione e pathos, secondo i dettami del Romanticismo.
Con il fallimento dell'albergo e l'acquisto da parte della Provincia di Varese il parco fu chiuso al pubblico e lasciato in stato di semi-abbandono, con il risvolto positivo di conservare la sistemazione del Combi, nonostante il generale inselvatichimento. È stato restaurato e riaperto nel 1997.
La dimora era inizialmente caratterizzata dalla commistione tra la "casa da nobile" e il fabbricato rurale con l'alloggio del custode, ma venne ampliata nel Settecento, secondo una dimensione aulica e celebrativa, assumendo in parte la configurazione attuale. A inizio secolo, Gabrio Recalcati, "attesa la miseria del paese (…) un poco alla volta aveva comprato tutti li ronchi di Casbeno (…) e ne va comprando (…) perché il Sig. Marchese buona parte dell'anno abita qui". Nella seconda metà del secolo - le notizie dei cronisti successivi sono di seconda mano e discordanti tra loro, pertanto non è possibile fissare termini cronologici certi per la trasformazione - il palazzo "fu ricostruito e abbellito e fu fatto il sontuoso stradone con marciapiedi, siepi di carpano e colonnette in vivo che al detto palazzo conduce".
Dopo una serie di passaggi di proprietà, la villa passò dai Recalcati, per eredità, a don Giuseppe Melzi e in seguito, per acquisto, a Giovanni Battista Morosini, finché fu trasformata nel 1874 nel "Grande Albergo Excelsior", che divenne uno dei più importanti e rinomati del nord Italia, frequentato da personalità quali Verdi e D'Annunzio. Varese fu infatti, durante la Belle Epoque, un importante centro turistico, richiamando visitatori elitari, attirati dagli scenari naturali, dalla vicinanza con Milano e dalle riunioni ippiche, che, tra le prime in Italia, si svolgevano presso il "Grande Albergo Excelsior". Le nuove necessità non potevano, naturalmente, non lasciare tracce profonde nel vecchio organismo della villa: la volumetria venne ampiamente alterata e già dal cortile d'onore è visibile il sopralzo di parte dei corpi di fabbrica, portati tutti a raggiungere l'altezza di quello centrale, che fino ad allora svettava isolato.
Il progressivo calo delle presenze turistiche, successivo alla Prima Guerra Mondiale, portò al fallimento dell'albergo nel 1927 e all'acquisto, nel 1931, da parte della neonata Provincia di Varese.
La villa è costituita da un nucleo centrale orientato verso il centro cittadino, che si apre in due ali collegate da un portico a tre archi, vera e propria quinta scenografica barocca. Questa conferisce grande risalto al cortile d'onore, il cui asse ottico si prolunga nel viale antistante, istituendo un colloquio tra la città e l'esterno dell'edificio.
All'aspetto mosso e al profilo dinamico del corpo di ingresso si contrappone la facciata austera, ma grandiosa, rivolta verso il parco, scandita dall'aggetto di porzioni più alte e dal ritmo delle finestre intercalate da lesene, a intervalli diversi. Tale visione risulta parzialmente compromessa dall'aggiunta di una veranda all'epoca della trasformazione in albergo, i cui ampliamenti hanno purtroppo condotto allo smarrimento di numerose simmetrie e assi di lettura.
L'interno è arricchito da numerosi affreschi, chiari e briosi, perlopiù settecenteschi, con un esteso programma che spazia dalle figure allegoriche, alle narrazioni mitologiche, alla storia sacra, opera dei più importanti decoratori varesini dell'epoca, quali Pietro Antonio Magatti e Giovan Battista Ronchelli. Si conservano inoltre diversi camini e le ricche decorazioni a stucco ottocentesche.
Anche il celebre parco vanta un'origine antica e una storia di trasformazioni. Già in un inventario del 1665, infatti, si parlava di un giardino su due livelli, mentre nel 1711 un altro documento descrive la villa come una "Casa grande in Terreno di Casbeno con Corte, Giardino et Torchio". Negli anni successivi è documentata la realizzazione del viale di accesso alla proprietà, voluto da Gabrio, mentre i nipoti Paolo e Carlo Maria, tra il 1737 il e 1768 circa, lo ampliarono e abbellirono, sistemando inoltre le diverse aree del giardino: una zona fu deputata alla coltivazione di agrumi - scelta tradizionale in molte dimore di campagna lombarde - mentre un'altra fu allestita "alla francese", secondo schemi geometrici e giochi di simmetrie, imperniati su un parterre suddiviso da vialetti e siepi in bosso, le cui prospettive convergevano verso una fontana centrale, che coincide forse con quella ancora oggi esistente. Un'altra area era "disposta ad ortaggio"; sfruttando, infine, un terrapieno, venne realizzata la "grotta" che sarà molto apprezzata in epoca romantica. Anche in questo caso si trattava di una scelta ricorrente nelle "ville di delizia", presente anche a Villa Cicogna-Mozzoni a Bisuschio, o a Palazzo Borromeo sull'Isola Bella.
Il periodo di proprietà di Giovanni Morosini (1829-1872) introdusse nel parco un solo elemento di significativa novità: vi fu infatti collocato, in un'urna, il cuore di Taddeusz Kosciuszko. L'eroe del Risorgimento polacco, morto nel 1817, lo aveva lasciato in eredità alla moglie di Morosini, Emilia Zeltner (allora poco più che bambina), il cui padre aveva dato asilo a Kosciuszko durante l'esilio. La Zeltner, di ideali democratici, avrebbe sempre portato con sé l'urna e trasformato villa Recalcati nel fulcro del movimento patriottico varesino.
Un radicale progetto di risistemazione coinvolse invece il parco al momento della trasformazione in albergo, tra il 1872 e il 1874. Ne fu autore Enrico Combi, allievo e principale collaboratore di Giuseppe Balzaretto e assai apprezzato dall'aristocrazia milanese. L'architetto rimodellò il giardino in forme romantiche, affiancando al parterre di origine settecentesca aree "paesaggistiche", secondo la moda inglese. Il parterre, collegato alla terrazza dell'albergo da una scalinata in pietra, fu infatti mantenuto, benché ne vennero modificati l'estensione e l'orientamento, a causa della demolizione del rustico in cui era collocato il torchio menzionato nel 1711. Alla sua destra fu realizzato il carpineto - suggestiva galleria verde presente in molti parchi storici - mentre il resto della superficie a disposizione, ulteriormente ingrandita, divenne parco romantico. Vi furono messe a dimora piante "meravigliose e rare", per offrire all'elitaria clientela un'adeguata dimensione lussuosa, con scenari botanici che spaziavano dall'esotismo delle palme, a conifere provenienti dalla California, ma anche dalle lande artiche, accanto a fiori del lontano oriente e a rose e melograni del Mediterraneo. Alle grotte settecentesche furono aggiunti elementi a rocaille e un ninfeo, ideati per creare un'ambientazione suggestiva intorno all'urna con il cuore di Kosciuszko, al fine di suscitare introspezione e pathos, secondo i dettami del Romanticismo.
Con il fallimento dell'albergo e l'acquisto da parte della Provincia di Varese il parco fu chiuso al pubblico e lasciato in stato di semi-abbandono, con il risvolto positivo di conservare la sistemazione del Combi, nonostante il generale inselvatichimento. È stato restaurato e riaperto nel 1997.
