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Varese

Sindaco: Aldo Fumagalli                                                       Abitanti:   83.839

Come arrivarci:
A 46 chilometri da Milano – a questa collegata con "l’autostrada dei laghi " – a poche decine dallo scalo aereo di Linate, a 32 chilometri dall’aeroporto intercontinentale della Malpensa, a 10 dal confine svizzero, a 105 da Torino, a 30 da Como, a 25 da Lugano. Capoluogo di una delle provincie più industrializzate d’Italia, Varese è nata come centro di soggiorno climatico e di villeggiatura delle nobili  famiglie  lombarde e dei borghesi illuminati.
Una vocazione turistico- residenziale che, trascurata per anni, oggi riesplode.

Notizie utili:
Municipio: 0332/255111
Ufficio Sport: 0332/255254
Biblioteca comunale: 0332/255273 - 330387
Ferrovie dello Stato: 1478/88088
Ferrovie Nord Milano: 0332/284174
Polizia: 0332/801111

Villa Mirabello   Piazza della Motta
Il parco della villa, che sorge sul colle detto "Mirabello", per evidenti ragioni panoramiche costituisce una unità paesaggistica con quello del palazzo Estense, tanto da consigliare l’effettivo acquisto nel 1949 da parte della municipalità di Varese, per fonderlo  al secondo, già da tempo destinato a giardino pubblico.

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Esistono testimonianze dell'esistenza di una casa, in località Mirabello, già dal 1725 , quando nella cronaca si riferisce di una visita fatta dal governatore di Milano, conte Girolamo Colloredo, nella casa del "Sig. Antonio Francesco Gorla, vicino a S. Antonio alla Motta".
La villa passò poi al conte Gaetano Stampa di Soncino e nel 1838 alla famiglia Taccioli, che la fece rimodernare dall'architetto Clerichetti, ed infine ai Litta Modignani, i quali la cedettero al Comune di Varese, per farne sede dei Musei Civici, nel 1943.
La veste attuale della villa è quella datale dal Clerichetti nel 1840, nello stile definito "inglese", allora introdotto ed in voga tra le principali famiglie signorili e patrizie. L'aspetto stilistico si manifesta nel particolare trattamento di cornici e finestre con archi spezzati, timpani piatti e triangolari; nella torretta in forma goticheggiante; nei bizzarri camini . La villa   nel modo col quale interagisce col giardino, esplica chiaramente l'influenza anglosassone. Si tratta di un interesse effettivo al contatto con la natura,  nella disposizione articolata e libera della costruzione- ed è forse questo il primo e uno dei pochi esempi in Varese- con angoli suggestivi e sempre vari. Molti ambienti interni sono pensati con ampie aperture a contatto immediato col giardino e sulla stessa quota; ed infine anche le serre, senza alcuna pretesa architettonica, sono addossate ad uno dei lati principali della casa,   ideale continuazione del giardino e della villa.

Villa Mozzoni - Via Mozzoni
Si chiama così la dimora nella castellanza di Biumo Superiore che è della famiglia Mozzoni dalla fine del‘600. Primo proprietario è Filippo il quale, nato nel 1683, sposò il 7 febbraio 1702 a Biumo Superiore la nobile Antonia Bernasconi, figlia del dottor Antonio Bernasconi, "ricco ed illustre uomo" come venne definito dallo storico Adamollo, il quale fece costruire dall’architetto Pellegrini su una base preesistente, con molta probabilità un monastero, il palazzo detto "delle quaranta colonne" e lo affidò in dote alla figlia.. Esso si affaccia ancor oggi su una quieta piazzetta alberata. E’ caratteristico per il cortile sopraelevato che si apre dietro a un portico di cinque arcate. Comprende una lunga serie di sale e saloni il cui arredamento documenta il passaggio di più generazioni.. E’ cinto da un grande giardino ,che digrada dolcemente sui declivi del colle, creato nell’800 dalla nonna dell’attuale proprietario.  La villa è di proprietà della Famiglia Mozzoni, che occasionalmente la apre per mostre d’arte.
Notizie tratte da Palazzi privati di Lombardia, Milano 1964. G.C. Bascapè,C. Perogalli,.

Villa Panza -
Piazza Litta 1 (Biumo Superiore)

Nel centro di Varese, sul colle di Biumo Superiore dove si trova anche la napoleonica Villa Ponti, celata dagli antichi intonaci dei muri di Piazza Litta, è la villa dei conti Panza, gioiello d'architettura settecentesca, composta di appartamenti, rustici e un parco secolare.
Varcato l'antico portone il mondo vive una dimensione diversa, fatta di ritmi distesi e aperti, la natura ha un suo silenzioso e armonico apparire, la memoria del passato convive con la più stretta e provocatoria attualità: quì ha sede la collezione d'arte americana di Giuseppe Panza, composta da opere di Minimal Art, arte ambientale, Pop-Art.

Centro Congressi Ville Ponti
-
Piazza Litta

  • Proprietà : C.C. I. A. A. 0332. 295111 / 225327
  • Gestione: Studio Ask – Resp. Sig.ra Fulvia Riganti
  • - No barriere architettoniche

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Villa Andrea
La villa – palazzo, cosi potremmo chiamarla, presentandosi alta e dominante sulla cima del colle, ha come elemento caratterizzante la bifora a tutto sesto, colonne con basi e capitelli di finto bronzo; il finimento con una cornice molto sporgente e sottile; un attico alto a balaustri, tutto piantato all’intorno di bassi obelischi sormontati da sfere che finiscono in punta; un ordine di finestre con la soprassoglia ad angoli smussati; una fila d’occhi circolari sotto la cornice.
Gli appartamenti di una volta – oggi sale per incontri, corsi, riunioni – non si possono pensare più deliziosi per ampiezza di aperture, aria, luce, spazio, eleganza squisita di decorazioni e buon gusto.

La villa Napoleonica
Costruita nel XVII secolo, la villa detta Napoleonica per lo stile della sua facciata, fu ampliata nel XVIII, comprendendo una parte della preesistente abitazione della famiglia Ramponi e del loro massaro. Prima ancora della costruzione di casa Ramponi, si pensa esistesse una chiesetta, con un’abitazione per una piccola comunità religiosa di cui sarebbe traccia l’arco gotico ancora visibile sulla parte ovest.
La proprietà passò successivamente alla famiglia Besozzi nel 1796, alla famiglia Orrigoni nel 1807, alla famiglia Landriani nel 1833 e alla famiglia Agudio nel 1837. L’anno seguente, nel 1838, l’edificio con l’annesso parco, fu acquistato dalla famiglia Ponti, che ne fece la sua abitazione estiva. Il parco venne poi ampliato per permettere la costruzione della Villa Andrea.

L’attuale destinazione delle due ville
Dopo anni di abbandono, la Camera di Commercio di Varese, che aveva iniziato l’acquisto del complesso nel 1961, ha ristrutturato gli edifici trasformandoli nel "Centro Congressi Ville Ponti". Della villa Napoleonica sono stati lasciati intatti i muri perimetrali esterni, con a est la lunga rampa formata da un rilievo del giardino, su cui poggiano due gradinate convergenti che consentono l’accesso dall’esterno al primo piano. Nel corpo interno dell’edificio, è stato ricavato al piano terra, un ampio salone congressuale, della capienza di 450 posti a sedere che ha sostituito il cortile precedentemente esistente, un ingresso colonnato , un ampio bar e locali funzionali alla nuova destinazione. Nei due piani superiori sono state ricavate dieci aule adibite a incontri di studio e dibattiti e per iniziative di aggiornamento e due ampi saloni di oltre 100 posti ciascuno.
La villa conserva ancora oggi un’ala originale con affreschi al soffitto e mobili d’epoca, destinata ad incontri direzionali. Due enormi affreschi "strappati" arricchiscono poi il salone congressuale. Rappresentano le figure mitologiche: Bacco con Venere e il Tempo che rapisce la Giovinezza.
La villa Andrea invece mantiene intatti al piano terra i saloni di rappresentanza prima descritti; al piano superiore gli ampi appartamenti sono oggi cinque luminose sale per incontri; al secondo piano è stato rinnovato l’amplissimo e luminosissimo salone, oggi adibito a convegni e pranzi (350 posti).

Le scuderie
Con la ristrutturazione delle due ville, la stessa sorte è toccata alle scuderie Affascinante costruzione settecentesca, oggi trasformata in un capiente ristorante, con una sala da 160 posti al piano terra e tre sale, di 80 posti cadauna, al piano superiore. Quella più ampia, al piano terra, presenta un alto soffitto a volte incrociate, notevole se si pensa alla primaria destinazione del locale.
Da visitare al piano primo due sale che conservano le travature originali di un "tetto a neve": l’incrocio degli enormi fusti lignei permette infatti al tetto di abbassarsi e sopportare quindi al meglio il peso della neve, una volta copiosa.

Il castello di Masnago
Su un rilievo che si incontra poco prima di giungere al rione di Masnago, provenendo dal centro di Varese, a cavallo tra le vie Sanvito Silvestro, Caracciolo e Crispi, ora collegate con la nuova via Monguelfo, si trova un edificio denominato sia pure un po' impropiamente: Castello di Masnago.
Ma di cosa si tratta esattamente e perchè è importante conoscerlo?

L’edificio, circondato da uno splendido parco, da alcuni anni già aperto al pubblico, ha una vicenda storica lunga e complessa, per taluni aspetti ancora da indagare, ma che in ogni caso ne fa uno dei più importanti anche se poco conosciuti – monumenti storici – artistici di Varese.
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Proprietario è l’Amministrazione Comunale di Varese che lo ha acquisito nel 1981,dalla famglia Panza , l’ultima di una lunga serie di proprietari.
La storia, in breve
Durante il Medioevo, il luogo era senz’altro fortificato, come testimonia la massiccia torre quadrata tutt’oggi superstite, risalente al sec. XII anche se rimaneggiata nella parte terminale con l’aggiunta di una merlatura, probabilmente alla fine dell’ottocento. La torre doveva servire per avvistamenti e segnalazioni, in collegamento con altre sul territorio (a poca distanza vi è quella, semidiroccata di Velate) ma non sappiamo se intorno vi fossero anche un recinto fortificato od altre costruzioni.
Risale invece al quattrocento l’aggiunta, sulla fronte orientale della torre, di un corpo di fabbrica dalla pianta grossomodo trapezoidale, dalla spessa muratura e con un’unica stretta scala centrale tra i due piani in modo da costruire una residenza castellata, dimora della nobile famglia Castiglioni con tutto l’apparato di corte tipico dell’epoca.
Si deve alla famiglia Castiglioni quello che è il maggiore tesoro del castello: due cicli principali di affreschi, l’uno nella sala inferiore con scene di svaghi all’aperto nel lacustre paesaggio varesino, mirabile documento della vita cortese dei proprietari; l’altro nella sala superiore con figure femminili simboleggianti Vizi e Virtù, probabile ammonimento alla condotta morale dei proprietari.
L’insieme – riscoperto nel 1937 dall’allora proprietario, Angelo Mantegazza - rappresenta uno dei pochi esempi superstiti di affreschi profani in Lombardia, espressione di quel gotico internazionale che rappresentava, nella prima metà del quattrocento, la più diffusa sezione artistica, seppure insidiata dall’avanzare del rinascimento toscano che arrivò a lasciare anche nella nostra provincia un segno di precoce presenza nei celebri affreschi di Masolino da Panicale a Castiglione Olona.

Nelle sale del primo piano sono degni di nota anche altri affreschi della stessa epoca come la Crocefissione in una nicchia di quella che è comunemente
definita Cappella, mentre appartengono al cinquecento i dipinti della sala cosiddetta della musica, con scene mitologiche, tra cui quella del mostro marino, tratta da una stampa del grande artista tedesco Durer: testimonianza di quegli intensi scambi economico – culturali che interessavano Varese in quel periodo.
Nei secoli successivi altri corpi di fabbrica si aggiunsero, fino a delimitare un cortile di forma grossomodo quadrata e ricongiungendosi alla torre medievale dal lato occidentale. Si può in particolare individuare una terza fase costruttiva tra seicento e settecento, protrattasi fino all’ottocento per quanto concerne le decorazioni interne.
I lavori modificarono gradualmente, ma sempre parzialmente, l’aspetto iniziale del castello per dare al tutto una sembianza più vicina a quella della villa, specie per la fronte che è rivolta, a meridione, sul grande parco con la rapida scala barocca.
Un insieme complesso dunque, dalle multiformi immagini a seconda del punto di vista, in bilico tra castello e villa, tra luogo fortificato e arcigno da un lato, piacevole ed ariosa residenza dall’altro, ma che trova in questa diversità motivo d’interesse che si somma al valore artistico dei cicli di affreschi ed a quello ambientale del grande parco.

Le informazioni storiche ed artistiche sono tratte dal volume Il Castello di Masnago edito da edizioni lativa nel 1
984.