Santa Caterina del Sasso Ballaro.

Poco dopo l’abitato di Reno, si devia a destra: arrivati ad un piazzale, trovate la mulattiera che porta alla stretta cengia a sbalzo sul lago, dove sorge l’eremo di Santa Caterina.
Nel periodo estivo, potete raggiungere il posto anche via lago con il battello: ciò vi consentirà di apprezzare lo scenario nel quale l’eremo si trova. Consultate per questo gli orari della Società gestione navigazione laghi.
La tradizione vuole che l'eremo sia stato fondato da Alberto Besozzi, un ricco mercante locale che, scampato ad un nubifragio durante la traversata del lago, decise di ritirarsi su quel ciglio di roccia per condurvi vita da eremita. Lì il Beato Alberto costruì una cappella dedicata a Santa Caterina, oggi visibile sul fondo della chiesa.
La cappella, che risale al XII secolo, fu presto affiancata da altre due chiese, San Nicola e Santa Maria Nuova, la cui esistenza è certa nel XIV secolo.
Da allora fino al XVI secolo il monastero crebbe in importanza e ricchezza. Dopo un primo periodo durante il quale vi soggiornarono i Domenicani, dal 1314 al 1645 condussero l’eremo i frati del convento milanese di Sant’Ambrogio ad Nemus, sostituiti poi dai Carmelitani fino al 1770. In quest’ultimo periodo, ma soprattutto a partire dall’Ottocento, il complesso conobbe fasi di decadenza alternate a brevi periodi di maggiore prosperità.
Oggi, dopo lunghi e complessi lavori di restauro e di consolidamento sostenuti dalla Provincia di Varese, il monastero, affidato alle cure di monaci benedettini, è tornato ad essere meta turistica e religiosa.
L’attuale aspetto degli edifici è dovuto agli interventi compiuti nel Cinquecento per unificare le tre chiese in un' unica costruzione.
Entrando nell’eremo, si incontrano dapprima il convento meridionale (XIV-XVII secolo) con interessanti affreschi nella sala del camino, poi il conventino (XIII secolo) e infine la chiesa, che ingloba al suo interno la cappella di Santa Caterina. Qui fu trasportato il corpo di Alberto Besozzi, ritrovato nel 1535.
Per vedere la cappella cliccare qui (è un file di 135K, e il vostro browser deve avere il plugin per QuickTime VR)
Notate la chiesa di San Nicola, parte della quale è stata conservata per costituire il transetto dell’edificio maggiore, ed in particolare gli affreschi delle volte.
Della chiesa di Santa Maria Nuova, che sorgeva tra le altre due, non esiste più traccia.
Esternamente è rimasto il campanile trecentesco.
Terminata la visita a Santa Caterina, ritornate sulla strada principale dirigendovi verso sud, ed imboccate il bivio per Leggiuno.




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