
Enrico Butti.
Figlio di Bernardo, intagliatore, e di Anna Maria
Giudici, nacque a Viggiù il 3 aprile 1847, da una famiglia di artigiani
che per tradizione si dedicavano alla lavorazione del marmo.
Furono scultori suo zio Stefano (1807-1889), noto in Piemonte, e suo
cugino Guido (1805-1878), emigrato negli Stati Uniti.
Alletà di 14 anni si trasferì a Milano, dove studiò allAccademia
di Brera seguendo i corsi dello scultore P. Magni. A causa delle precarie
condizioni economiche, lavorò contemporaneamente come traduttore in
marmo delle opere di altri artisti (lo stesso Magni, Ugo Zannoni e
Francesco Barzaghi), perfezionando il suo talento naturale di scultore.
Lambiente scapigliato non incise sui suoi primi lavori (vedi
ad esempio Le stizze del 1875 visibile al museo di Viggiù),
nei quali esprime il gusto per
laneddoto e la scena di genere.
Ben presto questa vena lasciò il posto ad una concezione plastica
che metteva in risalto il populismo e la tematica sociale, riprendendo
in questo lesempio di Vincenzo Vela.
Sono opere di questo periodo Il minatore (1888) e il monumento
ad Alberto da Giussano (1900), i cui gessi sono conservati a Viggiù.
Nel 1893 divenne professore allAccademia di Brera, dove rimase
in cattedra fino al 1913.
Si ritirò quindi a Viggù, ove visse fino alla morte, avvenuta il 21
gennaio 1932, in precarie condizioni di salute e lontano dalle influenze
artistiche milanesi.
In questultimo periodo della sua vita artistica si dedicò alla
pittura oltre che alla scultura, riprendendo gli stilemi precedenti
senza ulteriore evoluzione, forse per lisolamento dalle tendenze
a lui contemporanee.
La sua casa è stata trasformata in museo
delle sue opere.
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