
Piero Chiara.
Nnato a Luino il 23 marzo 1913, frequentò
irregolarmente e senza troppo successo gli studi almeno fino alla
fine degli anni '20, quando si allontanò da Luino e iniziò
una sorta di apprendistato di vita. Prima si recò a Milano,
poi viaggiò in Francia, a Lione, Nizza e Parigi. In questi
anni iniziò la lettura degli autori che furono poi i suoi preferiti:
Boccaccio, Manzoni, Beaudelaire e Dostojevski.
Nel 1931, di ritorno a Luino, riprese gli studi e conseguì
la licenza. Quindi ottenne un posto nellamministrazione giudiziaria
ed iniziò il proprio impiego in pretura. Trascorreva il molto
tempo libero lasciatogli dal lavoro al caffè tra gli ozi , il biliardo
e il tavolo delle carte, le letture. Ebbe molte avventure galanti.
Venne richiamato sotto le armi nel 1940, ma fu congedato pochi mesi
più tardi. Ritornato a Varese, fuggì in Svizzera allinizio del
1944 per evitare larresto decretato dal Tribunale speciale per
i suoi sentimenti antifascisti.
Di nuovo in Italia verso la fine del 1945, pubblicò in quellanno
la raccolta di poesie Incantavi, seguita da altri due libri
di prose. Animato da una sensuale passione per la vita e per lavventura
erotica, da ciò trasse materia ed ispirazione per le sue opere.
Il primo importante riconoscimento come scrittore di narrativa giunse
nel 1962 con Il
piatto piange, romanzo basato sul racconto delle
partite a carte e delle avventure amorose di un gruppo di giocatori
dazzardo nella Luino del periodo fascista, ambientazione comune
ad altre sue opere.
Seguì La spartizione (1964), storia di un impiegato
pubblico alle prese con tre sorelle luinesi, nubili, poco piacenti
ma danarose, morbosamente religiose, che faranno del sesso lo strumento
di sopraffazione del protagonista.
Negli anni successivi pubblicò: Con la faccia per terra
(1965); Il balordo (1967); Luovo al cianuro e
altri racconti (1969) nel quale forse sono raccolti i suoi racconti
migliori; I giovedì della signora Giulia (1970); Il pretore
di Cuvio (1973); Sotto la sua mano (1974); La stanza
del Vescovo (1976) dove raccontava le avventure di un navigatore
sulle acque del Lago Maggiore, da alcuni considerato il punto di passaggio
dalla dimensione del racconto, che fino ad allora era sembrata essergli
la più congeniale, a quella del romanzo.
La bibliografia degli anni successivi comprende: Il cappotto di
astrakan (1978); Una spina nel cuore (1979); Vedrò Singapore?
(1981); Viva Migliavacca e altri 12 racconti (1982); Il
capostazione di Casalino e altri 15 racconti (1986). Nel 1978
diede alla stampa una biografia di Gabriele DAnnunzio e curò
a più riprese la pubblicazione delle opere di Giacomo Casanova.
Piero Chiara è morto a Varese il 31 dicembre 1986. A lui è dedicato
il Premio letterario Piero Chiara, organizzato dal 1989 dal Comune
di Varese.
Chiara è stato uno scrittore dai riferimenti colti, di grande abilità
nel raccontare storie e nellintrecciare le trame dei racconti
e le vicende dei personaggi. Egli ha saputo offrire un quadro della
provincia lombarda vitale, approfondendone gli aspetti meno evidenti,
tragici o comici. Insieme alla sua scrittura fluida e godibile, ciò
ha dato ai suoi libri un successo di pubblico indiscutibile.
Dai suoi romanzi sono stati tratti film di successo. Vanno ricordati,
tra gli altri, Venga a prendere il caffè da noi tratto da La
spartizione con la regia di Alberto Lattuada (1971), e La stanza
del vescovo (1977) con la regia di Dino Risi.
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