Alberto Besozzi nella interpretazione di Piero Chiara.

Nel romanzo La stanza del vescovo Piero Chiara racconta in prima persona le avventure del protagonista insieme a Temistocle Mario Orimbelli, villeggiante milanese sulle rive del Lago Maggiore.
I due, incontratisi casualmente, stringono ben presto un forte sodalizio navigando su e giù per il lago in barca a vela, frequentando numerose amicizie femminili.
Durante un trasferimento in barca da Pallanza verso Santa Caterina del Sasso, l'io narrante del romanzo, in un momento di dubbi e di difficoltà per la strabordante intraprendenza galante dell'Orimbelli , racconta la storia del Beato Alberto Besozzi a Matilde, la sua amante ora insidiata dall'amico.

Durante la traversata raccontai a Matilde la storia del Beato Alberto Besozzi che si era fatto eremita alcuni secoli prima sulla roccia a picco di fronte a noi, dopo essere scampato all'annegamento durante  un nubifragio, proprio nelle acque che stavamo navigando.
"Il Beato Alberto" dissi "prima del nubifragio era un mercante, o meglio un usuraio che andava facendo i suoi affari nei paesi del lago. Un giorno fu preso dalla tempesta e il suo navicello si rovesciò. Riuscì a raggiungere la riva a nuoto, al piede di quella parete rocciosa. Veniva da Intra, dove aveva guadagnato, speso, trovato donne, amici e nemici. Tornava a casa, dove forse aveva una moglie e dei figli. Il naufragio gli aprì gli occhi. Basta, deve aver detto, non ho più voglia di lottare. Sto qui a mangiare alborelle e insalata. Infatti non si  mosse più dalla grotta nella quale si era rifugiato. I pescatori gli portavano il pesce, i contadini gli calavano la verdura dall'alto della rupe e nessuno gli rompeva le scatole. Certe volte" conclusi " penso anch'io di farmi eremita, di ritirarmi in qualche luogo remoto, fuori dalle contese e soprattutto dagli inganni del mondo".



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