La giornata di un pescatore sul Lago Maggiore.

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I pescatori della sponda lombarda del lago Maggiore, la sponda magra, sono pochi e lavorano principalmente attorno a Sesto Calende, Ranco, Bogno di Besozzo, Luino, Germignaga. La fatica fisica, gli orari pesanti e invertiti, l’insicurezza economica, la dipendenza da fattori imprevedibili e poco controllabili occupano molto spazio nelle testimonianze orali.
file Real Audio (279Kb) Rese sotto forma di racconti di vita e di descrizioni puntuali delle tecniche di lavoro, esse esprimono sempre, con stili diversi ma fortemente connotati, una profonda e cosciente passione per il mestiere.
Diversamente che in passato, oggi la pesca si pratica per lo più in acqua alta - l’acqua nera nella terminologia di mestiere - e il pescato è rappresentato quasi esclusivamente dal coregone, nelle due tipologie di lavarello e bondella, diverse per forma, taglia e zone di riproduzione.
Il coregone è venduto fresco - intero o sfilettato - e raramente lavorato.
Altre specie presenti, ma in misura molto minore e a periodi alterni, sono l'alborella, il pesce persico, la trota.
Si pescano sempre in abbondanza, invece, alcuni pesci non nobili, tra cui la scardola, la savetta, il pigo e il cavedano, appartenenti al più vasto gruppo del cosiddetto pesce bianco, in dialetto pes bianch. La sua ingombrante presenza è però dannosa per i pescatori, poiché si tratta di pesce di scarto, oggi non più commerciabile a causa della carne poco pregiata e spinosa.
Tinche, carpe e anguille sono pescate più a riva e nelle zone paludose, ma sono troppo poco redditizie e purtroppo emarginate dal mercato non specializzato. Anche il luccio è poco sfruttato, mentre in passato era molto richiesto.
file Real Audio (81Kb) Un testimone racconta che proprio nella testa del luccio, che da bambini si spolpava con cura, si trova la passione del Signore: delle ossicine che sembravano la croce, il martello, i chiodi...
La pesca dunque si è specializzata e i ritmi di lavoro, dell’anno e della giornata, sono condizionati soprattutto dalle stagioni e dai sistemi di pesca legati al coregone.
Si comincia a lavorare in febbraio, ma la stagione buona inizia verso aprile-maggio e termina ad autunno inoltrato, con qualche differenza tra le varie zone.
Le reti volanti e da posta sono le più usate; si calano nel pomeriggio o al tramonto e si ritirano al mattino presto, dalle tre, quattro in avanti. Subito dopo inizia la preparazione - pulitura e sfilettatura - per la vendita del pescato.

 

 


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