Sei battisteri romanici del varesotto.

La presenza del battistero accanto alla chiesa denota l’importanza di quest’ultima, in particolare in epoca medievale. Il peso che la chiesa aveva sul territorio era sottolineato ed accresciuto dalla presenza di un apposito edificio per il fonte battesimale, unico luogo in cui i catecumeni della zona potevano ricevere il sacramento che avrebbe aperto loro la via verso la salvezza eterna.
Un luogo di tanta importanza spirituale e simbolica era di conseguenza profondamente segnato da rimandi a valori trascendentali e a riferimenti ermetici.
Così la forma architettonica del battistero, la sua posizione rispetto alla chiesa, la disposizione delle finestre hanno un preciso riferimento a riti e simboli che caratterizzavano la cerimonia del battesimo fin dal V secolo. In altre parole, il battesimo aveva una liturgia precisa, che trovava nell’edificio del battistero la corretta cornice scenografica.


Questo tempio dalle otto nicchie fu innalzato per uno scopo santo, il fonte ottagono è segno di una tale funzione. Era ben conveniente che su questo numero venisse costruita l’aula del sacro battesimo, mediante il quale viene alle genti la salvezza vera, nella luce del Cristo risorto, che apre le porte chiuse della morte e chiama fuori dalle tombe i morti, mentre quelli che si riconoscono peccatori egli libera dalle loro brutte colpe e lava nella corrente del fonte purificatore…

La tradizione vuole che siano parole di Sant’Ambrogio (339-397) tracciate nella volta del battistero di San Giovanni alle fonti di Milano, parole che ci danno la dimensione della complessità simbolica associata al battesimo. Il numero otto, che ritroviamo nella forma ottagonale dell’edificio e del fonte, assume per i padri della chiesa la valenza di un paradigma. Rimanda all’ottavo giorno della resurrezione di Cristo e al superamento del limite dato, secondo l’aritmetica mistica, dal numero sette, somma della cifra del corpo e dell’anima.
La posizione del battistero rispetto alla chiesa, e la posizione delle porte e delle finestre, facevano riferimento al rito secondo il quale il sacramento veniva impartito ai catecumeni.
Costoro, dopo un periodo preparatorio di istruzione religiosa della durata di tre anni, la notte del Sabato Santo venivano accolti dal vescovo che, con il rito dell’Effetà, bagnava loro orecchi e naso di saliva, aprendoli alla grazia delle Spirito Santo, come Cristo aveva aperto i sensi di ciechi e sordi.
A questo punto, il catecumeno, unto d’olio per simboleggiare la sua condizione di lottatore contro il peccato, recitava una formula di rinuncia al demonio rivolto ad occidente, terra delle tenebre. Quindi, voltatosi verso oriente, terra della speranza e della salvezza, recitava il credo.
Compiuti questi riti preliminari e tolte le vesti, si immergeva nella vasca battesimale per tre volte.
Dopo aver ricevuto il battesimo, il nuovo cristiano veniva vestito di bianco dal padrino: così purificato era degno di entrare in chiesa, dove riceveva il sacramento della comunione.
Una liturgia così complessa e carica di significati esigeva una architettura particolare.
A partire dal V e VI secolo i battisteri vengono costruiti con perimetro ottagonale, abbandonando le più rozze e primitive forme circolari o quadrate, con copertura a cupola: i loro prototipi sono l’edificio milanese citato e quello di San Giovanni in Laterano a Roma.
Porte e finestre erano disposte in modo che i catecumeni potessero entrare e compiere il rituale volgendosi ad aperture orientate verso est ed ovest.
La costruzione veniva eretta sufficientemente lontana dalla basilica da permettere al neo battezzato di superare il percorso simbolico fino al luogo della sua ammissione alla comunità dei cristiani.
Il battistero non è dunque un luogo comune, ma la sede di uno speciale evento di iniziazione carico di significato.
Questo quadro di riferimento vuole aiutare ad interpretare i battisteri che vengono presentati in questa sezione, fornendo una chiave di lettura dei monumenti, al di là della loro evidenza architettonica, già da sola significativa.

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